Recensione di “JANE TORNA A CASA” di Cristina Salvatore

*prodotto fornito dall’autrice 

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“Giove, che sembra grandissimo in confronto alle stelle, che brilla e possiede sfumature  calde, lo sentivo un po’ mio. Quando riuscivo a scorgerlo nel cielo, lo fissavo per ore. Cose così incantevoli meritavano attenzioni. Tante volte avevo fatto l’errore di inseguire con la coda dell’occhio la scia delle stelle cadenti, provando a esprimere un desiderio,  lo stesso, per anni. Puntualmente, non realizzavo mai nulla di ciò che supplicavo alle stelle. Chiedevo a loro pur di non chiedere a me, che non ero capace. E da allora provai a cercare sempre e solo lui, e giurai che mai più avrei fatto caso alle stelle che passano, ma ai pianeti che restano.

Tolte le stelle, restavo io.”

Titolo: JANE TORNA A CASA

Autore: Cristina Salvatore

Genere: Romanzo

Editore:  Morlacchi Editore

Anno di pubblicazione: 2019

Pagine: 219

Formato: cartaceo

Prezzo: 13 €

“Eravamo custodi di storie incredibili da narrare, desiderose di essere l’una la stampella dell’altra provando, insieme, a risalire la corrente, le cui onde venivano spinte sempre più in alto dalla forza di un Maestrale impazzito.

Ci saremmo mai accorte che la nostra pace era proprio lì,  davanti a noi, sotto i nostri occhi? Avremmo mai compreso la potenza dell’amicizia che ci univa? Quella sarebbe stata la nostra ancora di salvezza, il salvagente, il cane che salta nell’acqua con l’imbrago addosso. Doveva essere così,  non avevamo altra scelta.”

Buonasera ragazzi!!!

Oggi vi parlo di uno degli ultimi arrivi degli autori emergenti: “Jane torna a casa” di Cristina Salvatore.

Un romanzo che racconta la storia di cinque donne: Jane, che è anche la protagonista principale e la voce narrante, Claudia, Giada, Ludovica e Federica, tutte legate da una fortissima amicizia e dai rispettivi drammi esistenziali.

Un giorno, esse decidono di partire per una vacanza a New York all’insegna dell’avventura ma, soprattutto, per cercare di rigenerarsi dopo le ultime delusioni personali. Le loro vite, infatti, sono in un periodo di stallo, in quanto ognuna di loro sta vivendo delle situazioni che mettono in crisi tutto ciò che hanno costruito o cercato di costruire da sempre. E così come nella loro vita nulla fila liscio, anche quella che doveva essere una vacanza perfetta, si rivelerà tutt’altro,  portando le protagoniste a vivere delle avventure non sempre esilaranti, all’insegna di incidenti di percorso, divertimento, tragedie e pasticci tali da poter fare invidia a Bridget Jones.

Ma ciò non deve trarre in inganno, perché sebbene la storia sia narrata con sapiente ironia e leggerezza, questo non significa che tratti argomenti superficiali, anzi. L’autrice riesce, infatti, a lasciare un messaggio importante: dietro ogni sconfitta, c’è un motivo per rialzarsi e tentare ancora, vivere in pieno la vita, amarsi, trovare nuovi stimoli, nuovi porti da raggiungere attraverso la forza interiore, ma ricordandosi sempre che siamo noi il motore di tutto.

“Era la mia vita che stava andando in pezzi. Frantumata, disintegrata e soffiata via come polvere dai soprammobili. Io, sempre in lotta per provare a costruire qualcosa di decente attorno a me, avevo perso quindici anni di duro e faticoso lavoro in un attimo, fino al giorno in cui, all’ennesimo rimprovero, all’ennesimo dormire schiena contro schiena, scelsi incoscientemente di salvarmi, con un suicidio del cuore.”

Una storia a 5 trame raccontata con ironia e intelligenza,  fluida e molto piacevole. Tuttavia, la narrazione degli eventi rimane sullo sfondo per cedere il posto alle riflessioni della protagonista; questo, secondo me, è l’unico punto a sfavore del romanzo, la cui trama ha tutto il potenziale per essere approfondita e sviluppata maggiormente. La cosa che mi ha colpito maggiormente è l’uso del linguaggio di Cristina Salvatore: moderno, di uso comune, semplice e diretto, ma utilizzato in modo sapiente. L’autrice sa cosa vuole dire e come dirlo.

“E poi, a me erano sempre piaciuti i nodi. Una delle prime cose che imparai da piccola fu fare il nodo stretto ai lacci delle scarpe, in modo che potessi correre senza inciampare e senza perdere quella che, credevo, dovesse ad ogni costo essere una base sicura. Ma non tutti i nodi erano uguali.

C’erano quelli che avevo stretto così forte perché ancora più forte era il timore di perdere il controllo. Avevo stretto nodi con le mani che mi tremavano solo perché avevo tanta paura di non essere all’altezza.

Non avevo mai considerato che, nel lungo cammino della vita, ci sarebbe sempre stata una forza più grande in grado di sciogliere persino quei lacci sigillati dal più energico degli strattoni.

Ed io, nel corso degli anni, avevo compreso che l’unico modo per non perdere le scarpe, era riuscire a camminare senza.”

Storie che potrebbero essere quelle di chiunque, vite comuni di destini vissuti, spesso non come ci si aspetterebbe. Ma soprattutto la dimostrazione che ci sono sempre delle seconde possibilità, nonostante la sfortuna e gli errori. Dipende in gran parte da noi. È solo questione di scelte.

“Chissà cosa si provava ad essere madri. Chissà se era vero che, da quel momento in poi, non t’importa più  del mondo perché il tuo mondo è lì,  con due occhi profondi e dei capelli setosi da accarezzare.  E il tuo mondo si compone del tuo stesso sangue. Io non avrei mai potuto saperlo. I miei desideri erano evaporato come piccole gocce d’acqua su rocce incandescenti.

Non è un diritto essere madri, non per forza, e, sicuramente,  non è l’aspirazione di tutte le donne. Ma io avrei voluto, e, come avviene per diverse cose nella vita, non tutto ciò che desideri puoi ottenerlo. A volte devi rinunciarvi.

Faceva male, però. Non ero mai stata madre e, con ottime probabilità, non lo sarei mai diventata. Eppure, mi pareva di toccare con mano la loro forza, di sentirla sotto i polpastrelli.  Riconoscevo in quel ruolo un coraggio, uno spirito di sacrificio, un amore e una determinazione senza eguali.

Non tutte le donne sono madri ma tutte le madri sono donne. Noi, Angeli, eravamo donne, madri di un’idea,  di un progetto fallito o non andato in porto, di un lavoro che non era partito o ancora da inventare. Eravamo madri di compagni mai cresciuti, di una sensazione di impotenza che avremmo dovuto trasformare in voglia di farcela e tirare fuori dalla borsa quella pianta altissima, ancorata ad un vaso di cemento armato senza però sentirci mai più svuotate, ma pienamente libere.

Eravamo donne e mamme in grado di partorire forza e coraggio, vita e rinascita. Le nostre cicatrici sarebbero rimaste lì, certo, visibili in pubblico, profonde e doloranti, a testimonianza di tante guerre combattute e perse. Ma, per ogni piccolo passo in avanti, per ogni sorriso distratto,  saremmo uscite dalla battaglia,  vincitrici.”

Sempre curiosa di confrontarmi con chi lo avesse già letto o volesse iniziare a leggerlo,

Un grande abbraccio,

Vostra C.

Consigliato: ⭐⭐⭐☆☆

CRISTINA SALVATORE è giornalista pubblicista, grafica, scrittrice e autrice di rubriche satiriche. Con il romanzo Le orme sono sempre sei si è classificata semifinalista (prima nella Regione Molise) per il concorso indetto da Rai Eri “La Giara”. 

Questo è il suo secondo romanzo. 

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