Recensione de “IL PROGETTO” di Maria Grazia Pignata

Prodotto fornito dall’autrice

46453292_316777599156643_2385919985798086656_n

“Com’è possibile che le vite delle altre persone proseguano indifferenti al casino che c’è in giro? Com’è possibile che nessuno si accorga del suo mondo che è crollato in pezzi? Poi capisce. Nessuno si è accorto di quando il suo mondo si è sgretolato, insieme al suo cuore, così come lei non si è accorta dei casini nelle vite degli altri. Ognuno, dentro si sé, ha degli uragani che distruggono tutto, e ognuno cerca di tenere a bada i propri senza farli fuoriuscire. Nessuno sapeva quanto lei soffrisse, nessuno si accorge di quanto soffre Isabella, Ogni persona vive una vita apparentemente in società ma profondamente solitaria. Siamo soli. Il segreto è imparare a convivere con se stessi.[…] Elettra ha timore della conclusione cui è giunta. Che senso ha vivere se è tutto una grande finzione? La verità è che ci sono persone che non riescono a fare i conti con la finzione, che non riescono a sopportare il peso della maschera che devono portare per apparire lontanamente decenti nei rapporti interpersonali e quindi si abbandonano all’idea di porre fine a tutta questa sofferenza. Elettra questo lo sa molto bene.”

Titolo: Il progetto

Autore: Maria Grazia Pignata

Genere: Romanzo

Editore: Youcanprint Self-Publishing

Anno pubblicazione: 2018

Pagine: 98

Formato: Cartaceo

Prezzo: 9€

Link d’acquisto: https://www.youcanprint.it/collezioni-letterarie-lettere/il-progetto-9788827830185.html

 

Buongiorno carissimi lettori,

oggi vi parlerò di uno dei nostri ultimi arrivi: “Il progetto”, di Maria Grazia Pignata, edito da Youcanprint.

Il libro in questione parla di una storia di amicizia nata dall’intreccio del fato ai fili della perdizione, della solitudine, della speranza e della rinascita.

Elettra è una giovane donna sola di 27 anni, insoddisfatta della propria vita e piegata ai colpi del destino: fa un lavoro che non le piace pur di sopravvivere ed è completamente sola al mondo, nessuna famiglia, nessun amico né, tantomeno, un fidanzato, anzi, esce proprio da una relazione che l’ha devastata. Un giorno sente al telegiornale l’annuncio di una nuova iniziativa, un progetto avviato da due genitori che hanno perso la figlia in seguito al suicidio, che prevede l’intrattenimento di una corrispondenza anonima tra le persone che decideranno di iscriversi, per ovviare alla solitudine e al rischio delle sue fatali conseguenze. Così decide di cogliere la palla al balzo e si iscrive.

“Lei lo sa bene, mentre fuma la sua sigaretta e cerca di scollarsi di dosso il giubbotto di pelle ormai attaccato alle braccia. Studia il fumo che fuoriesce dalle sue narici e si chiede cosa ci sia di tanto ipnotizzante da crearle dipendenza. Le sigarette sono ormai le sue uniche confidenti e, in loro compagnia, ragiona sulla sua vita e sulla piega che sta prendendo la sua intera esistenza. Le giornate passano così, tra il fumo di una sigaretta e la visita di un sito web, alla ricerca di un lavoro che le possa permettere una vita agiata. È sola, lei. E questo le crea disagio: a stare troppo tempo in compagnia di sè stessi si finisce per temersi.”

Dall’altro lato il progetto e il destino le faranno conoscere Isabella, giovane avvocato in carriera di 32 anni e mamma single, che, dal canto suo, ha deciso di iscriversi per smorzare le sue giornate di solitudine e il sovraccarico di responsabilità dovuto al fatto di essere un genitore solo.

“Io non so se sono davvero forte come vorrei, so solo che non lascerò mai più che il timore di mostrarmi debole mi paralizzi lasciandomi annegare nel mare di paura in cui mi ritrovo spesso. Paura di cosa, poi? Paura di non essere abbastanza né come madre, né come figlia. Paura di deludere le persone che contano su di me, che, però, si aspettano anche di vedermi fallire senza farne una tragedia. Siamo umani, il fallimento ci appartiene tanto quanto il successo.”

Entrambe entrano subito in sintonia, si aprono, si confidano, iniziano a fidarsi l’una dell’altra, si sostengono, si consigliano, si supportano e si raccontano, smettendo ben presto di essere solo amiche di penna e lasciando spazio alla costruzione di un’amicizia solida e sincera. È così che passano gli anni e ad un certo punto Elettra e Isabella, non potendo più fare a meno l’una dell’altra, sentono l’esigenza di incontrarsi e uscire dall’anonimato.

Ma il destino spesso si prende beffardamente gioco di noi, e sarà proprio il giorno del fatidico incontro a predisporre le sue carte più infime.

Un libro molto breve, ma coinvolgente al massimo, accattivante già dalle prime pagine. Una storia che prende, che tocca le parti più profonde di noi portandoci non solo ad immedesimarci nelle protagoniste, ma anche a riflettere parecchio sulla percezione che abbiamo di noi stessi , delle nostre scelte e dei nostri rapporti. Siamo davvero ciò che vorremmo essere? Siamo felici? I nostri legami sono così davvero profondi da permetterci di non affondare nel mare della nostra solitudine?

La narrazione è alternata a parti scritte in terza persona e parti scritte in forma epistolare. L’autrice utilizza un linguaggio semplice e scorrevole, ma appropriato, senza errori o interruzioni (a parte qualche piccola e insignificante pecca di battitura), che permette una lettura piacevole, fresca, fluida e veloce. Si entra in sintonia con le protagoniste, dapprima nelle loro vite  e poco dopo nei loro pensieri più profondi,più intimi, ma lo si fa in punta di piedi, ascoltandole silenziosamente.

Una storia che parla della solitudine, un tema sempre più attuale nella società odierna, che porta però a ricercare e ritrovare un valore antico di condivisione: l’amicizia.

Quella più profonda.

Quella più vera.

Quella che salva.

 

Avete già letto questo libro? Vi è piaciuto? Come sempre, sarò lieta di confrontarmi con voi!!!

Un forte abbraccio,

Vostra Chiara

 

“Però ad Iris non parlerò mai male del padre, tantomeno del sesso maschile. Ad Iris spiegherò che ci sono persone con cui ti ritrovi a condividere porzioni di vita più o meno grandi, persone destinate a starti accanto, altre a rimanere indietro. Le racconterò di come questo non giustifichi provare odio e di quanto sia inutile serbare rancore. Chi se ne va, lo fa per scelta. E chi sceglie di andarsene può avere i suoi più, o meno, validi motivi, ma non può continuare ad influenzare la vita di chi decide di rimanere. Le ricorderò che per quante persone possano decidere di voltarti le spalle ce ne sarà sempre qualcuna che deciderà di spalancarti le braccia, ed è con quelle che vale la pena condividere questo meraviglioso viaggio, per quanto doloroso talvolta possa essere. Le dirò anche che se sono giunta a questa conclusione, che, devo ammettere, denota grande maturità, lo devo a te, Elettra. A te e al progetto. A Luana e ai suoi genitori. Vedi che da tanto dolore può nascere altrettanto amore? I genitori di Luana ci hanno fornito lo strumento per accrescere l’amore non solo verso il prossimo, ma verso noi stessi.”

Maria Grazia Pignata ha 22 anni e vive a Contursi Terme, in provincia di Salerno. Si è diplomata al liceo classico di Eboli e, attualmente, studia Giurisprudenza all’università di Salerno.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...