Recensione di “FIGLI DIMENTICATI” di Domenico Flocco

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Ciao a tutti amici del Mangialibro! È anche oggi tempo di una nuova recensione. 

Con estremo piacere vi parlerò di “Figli dimenticati” di Domenico Flocco, autore anche de “I campi della fame e altri racconti”, il quale ha ricevuto un encomio con menzione d’onore al Premio internazionale Michelangelo Buonarroti 2016. 

Parto col dirvi che è un romanzo storico che merita di essere letto, perché racconta della miseria che seguì la Seconda Guerra Mondiale. Il libro rappresenta, infatti, uno spaccato della nostra storia, raccontato e vissuto da un giovane ragazzo, costretto a conoscere troppo presto le conseguenze della guerra, la povertà delle classi sociali non ai vertici, la fame, le condizioni dei soldati italiani al termine del secondo conflitto mondiale.

Sono proprio questi ultimi i cosiddetti “Figli dimenticati”, cui fa riferimento il titolo del libro, ossia i soldati italiani trattenuti nel campo di prigionia angloamericano di Taranto. 

Il libro narra del lungo e impervio cammino  dei familiari dei soldati per raggiungere il campo e portare a quei poveri uomini, abbandonati dalla patria, i viveri necessari alla sopravvivenza.

Narra, inoltre, delle storie dei soldati in tempo di guerra, di Ungaretti, descritto come un uomo gentile e come un fante in mezzo a tutti gli altri.

Del libro ho apprezzato tantissime cose: la descrizione del momento storico; la semplicità e, al tempo stesso, l’accuratezza delle parole utilizzate dall’autore; la crescita di “Peppino”, ossia il giovane protagonista. 

Sullo sfondo viene anche raccontato l’amore di quest’ultimo per Chiara, una giovane ragazzina conosciuta da Peppino durante il viaggio verso il campo di prigionia, la cui storia, triste e commovente, ha, sfortunatamente, un tragico epilogo.

È un libro che consiglio assolutamente e caldamente di leggere, si tratta di un romanzo di poco meno di 150 pagine che lascia davvero tanto e che racconta pezzi del nostro passato che non meritano l’oblio. 

Oltre alla guerra, alla condizione dei soldati e alla povertà, l’autore affronta anche la tematica del divario tra nord e sud. L’inutile e persistente conflitto tra “polentoni” e “terroni” poco consci del fatto che siamo tutti figli della medesima patria. 

Voglio, infine, lasciarvi con uno stralcio del libro che ho letteralmente amato: “Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio. Finché è possibile sii in buoni rapporti con tutti. Dì la verità con calma e chiarezza[…]. Se ti paragoni agli altri, corri il rischio di far crescere in te orgoglio e acredine, perché sempre ci saranno persone più in alto o più in basso […]. Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti e neppure sii cinico riguardo all’amore; poiché a dispetto di tutte le aridità e disillusioni esso è perenne come l’erba…”. 

Spero di potermi confrontare presto con voi. 

Un abbraccio, E.

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