Recensione de “L’INVITATO” di Massimiliano Alberti

35534235_324392094762212_1189536354208317440_n

Buongiorno lettori, 

NUOVA RECENSIONE: oggi é la volta del romanzo d’esordio di @alberti_massimiliano , #Linvitato , frutto di sei anni di lavoro. Nella trama della copertina c’è scritto che è la storia di tre amici: Leonardo, Tommaso e Kevin. Personalmente credo sia la storia di uno solo di loro, Leonardo. È lui che dà l’incipit al racconto, che comincia proprio sotto forma di stesura di un libro, narrando delle sue “avventure” e peripezie avvenute durante la sua permanenza a Vienna, dove era stato chiamato per lavorare insieme a Kevin, per fare recensioni sulle opere esposte nella Galleria artistica sulla Pop Art di proprietà del loro amico Tommaso. Bene: la trama potrebbe anche sembrare banale, comune, regolare…eppure è assolutamente il contrario! È un libro intenso, avvolgente, un climax di situazioni bizzarre e sentimenti contrastanti. Devo ammettere che inizialmente ho fatto fatica a incalzare la lettura, sia a causa di uno stile complesso e arguto (spesso sono usati francesismi), sia perché nella storia non c’era ancora stata una svolta; ma da circa metà libro l’ho divorato fino alla fine. È stato un crescendo di interesse man mano che leggevo gli avvenimenti, così come è cresciuto l’affetto per il protagonista. Un uomo opportunista (perché portato ad esserlo dalle circostanze), pungente, fastidioso, insolente, che si porta consapevolmente all’autodistruzione; coloro che lo frequentano (l’élite di snob assidui frequentatori della galleria) lo schivano e cercano di sminuirlo per il solo fatto di essere un inadeguato, un inferiore, un “tipico” Italianer al cospetto della magistralità viennese. Come lo stesso Leo rilascia durante un’intervista “«Si sa[…]l’essere umano prova uno strano senso di piacere nel punire un simile che sta per emergere, giudicandolo talvolta, per la sua vita privata, piuttosto che per le sue opere; cose che trovo, come dire, una comune forma di autodifesa al proprio regolare fallimento».” Ma credetemi che alla fine, nonostante la sua fastidiosa arroganza, la sua presunzione al limite del sopportabile, anche io sono finita per stare dalla sua parte, pregando che si comportasse in modo peggiore di quello che già stesse facendo. Infine egli verrà punito per tutto questo, perdendo tutto, amici compresi. Ma a mio parere, è proprio a questo punto che Leo avrà una possibilità inaspettata di riscatto, qualcuno che in tutto quel fango riuscirà ad intravedere qualcosa di positivo, un potenziale: “«Comunque […] sono le critiche che creano l’interesse attorno a un’opera o a un artista. Tanto sono piú elevate, tanto stimolano i buoni e i cattivi a mettersi in contrapposizione, portando così un maggior numero di curiosi e conoscitori sul caso. […] Non importa quanto tempo ci voglia. L’importante è il risultato.»”.

Ma la domanda è: cos’è che ha portato il protagonista ad autoesiliarsi? La risposta la troverete nascosta tra le pagine del libro.


Con affetto, 

Vostra Chiara

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...