Recensione de “IL SENSO DELLA COLPA” di Daniel Di Benedetto

 

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Titolo: Il senso della colpa

Autore: Daniel Di Benedetto

Genere: Noir

Editore: Dark Zone edizioni

Anno pubblicazione: 2018

Pagine: 194

Formato: cartaceo

Prezzo: 12.90 €

Link d’acquisto: http://www.dark-zone.it/prodotto/senso-della-colpa/

 

“Non la vedevo in giro da almeno sei mesi. E adesso me la ritrovo qui. Nuda come non l’avevo mai vista e bella come ho sempre saputo fosse. Distesa. Dormiente. Per sempre. Senza possibilità di risveglio.”

Buongiorno carissimi, e Buon Anno a tutti (in ritardo)! Finalmente siamo tornate, con una nuova recensione. Si tratta di un giallo psicologico: “Il senso della colpa” di Daniel Di Benedetto.

Periferia di Torino.

Un motel.

Il cadavere di una giovane donna, nuda e riversa sul letto.

Un morte avvenuta in circostanze misteriose.

Una chiamata anonima.

Giuseppe Occhipinti, maresciallo a capo delle indagini, ben presto farà un’amara scoperta: la vittima è una persona a cui è molto legato: Anna Savoca. Un’amica, una sorella, una Musa, molto di più. È così che parte l’intreccio che porterà a far luce su ciò che è accaduto la notte dell’omicidio, cercando di ripercorrere gli ultimi momenti di vita di Anna, alternati a capitoli in cui viene narrato il punto di vista dei vari personaggi coinvolti e a numerosi flashback di Giuseppe, che ripensa a tutti i momenti trascorsi insieme e non sa darsi pace per non essere riuscito a salvarla. Alla fine, si scoprirà una verità sconcertante che farà più male delle supposizioni iniziali; una verità che però permetterà di mettere in ordine i pezzi del puzzle e a fare pace con le proprie coscienze, nonostante il dolore perenne.

Si tratta di una storia travolgente, che prende. Un protagonista che, dotato di grande sensibilità, con le sue riflessioni ci fa entrare nella sua mente e nella sua interiorità, nel percorso introspettivo che lo porta ad analizzare il suo rapporto con la vittima. Siamo così partecipi del suo dolore, dei suoi dubbi e della sua voglia di fare chiarezza e giustizia. Ma soprattutto del suo senso di colpa per non essere riuscito a proteggere la donna che ama.

Tema dominante è proprio il senso di colpa, non solo di Giuseppe, ma anche degli altri personaggi coinvolti. Ognuno ha il proprio e ognuno lo percepisce in maniera differente, ma alla fine il risultato a cui conduce è lo stesso: la logorazione, della mente o dell’anima.

“Lo troverò, Anna. Troverò chi ti ha presa e abbandonata così, in  una stanza d’albergo di pessimo gusto. Non dovevi essere qui; avrei dovuto saperti proteggere e non ci sono riuscito. Gliele faccio ingoiare, quelle mutandine macchiate, a quel figlio di troia. Lo voglio vedere strisciare. Implorare un perdono che non deve avere per alcun motivo, e grondare sangue. Soltanto allora, forse, riuscirò a guardarmi di nuovo allo specchio. Sento che la colpa di tutto questo, in fondo, è anche un pò mia, della mia assenza. Del mio egoismo. E fino a quando non sarò sicuro di averti dato giustizia, non saprò come perdonarmelo.”

L’unica pecca che ho trovato (ma si tratta di puro gusto personale) è il fatto che la fase delle indagini sia poco approfondita, viene affrontata in maniera superflua e veloce, mentre io avrei preferito che fosse sviluppata ulteriormente, dato che le premesse per poterlo fare ci sono tutte.

Il linguaggio è semplice, pulito e scorrevole, senza errori di sorta.

Che dire: complimenti Daniel!

E voi, l’avete letto? Aspetto un confronto!!!

 

Vostra Chiara

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Recensione di “Mina e il Guardalacrime” di Vanessa Navicelli

 

Titolo: Mina e il Guardalacrime

Autore: Vanessa Navicelli

Genere: Fiabe bambini, collana “Fiabe  Bonbon”

Editore: Self-Publishing

Anno pubblicazione: 2016

Pagine: 42

Formato: cartaceo

Prezzo: €8.99

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/Mina-Guardalacrime-Vanessa-Navicelli/dp/1540887383/ref=mp_s_a_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85Z%C3%95%C3%91&qid=1545002132&sr=8-1&pi=AC_SX236_SY340_FMwebp_QL65&keywords=mina+e+il+guardalacrime&dpPl=1&dpID=5117xFgbYPL&ref=plSrch#

Buongiorno carissimi!

Dopo essere stata assente per parecchio tempo a causa di impegni universitari (chiedo venia, perché questa mia assenza, purtroppo, durerà ancora per un po’ 🙏), oggi vi parlo di “Mina e il Guardalacrime” di Vanessa Navicelli, una fiaba (che fa parte di una raccolta di fiabe) creata per le letture dei più piccoli, che permette di divertirsi, ma contemporaneamente di imparare (d’altronde l’autrice che abbiamo già avuto modo di conoscere con “Il pane sotto la neve”, di cui potete trovare la recensione nei post, non si smentisce mai quando si parla di profondità).
Mina è una lacrima che vive insieme alle sue compagne lacrime, guidate e accudite dal Guardalacrime. Però un giorno nessuno la trova più: Mina è scappata perché si sente inutile e pensa, a causa di un malinteso, di essere una lacrima di dolore e portare tristezza a tutti. Durante la sua fuga incontra altri personaggi, tutti portatori di gioia, tra cui una Nota musicale, una Risata, una goccia di Rugiada, una goccia di Pioggia, che la schivano e non fanno altro che aumentare il suo senso di tristezza e solitudine. Così infine giunge davanti una pozzanghera, decisa a tuffarcisi dentro per mettere fine alla sua agonia, ma proprio quando sta per saltare… il Guardalacrime la trova e la salva, spiegandole che in realtà lei è una Lacrima di Gioia e ha un grosso dono, quello di essere unica e speciale; inoltre, le viene anche  spiegato che se  fosse stata una lacrima di tristezza, sarebbe stata comunque speciale, perché ognuno lo è. Dopodiché Mina, felice per ciò che ha appreso, torna volentieri a casa insieme alle sue sorelle e al Guardalacrime. E capisce che bisogna sempre essere felici di ciò che si è, indipendentemente da ciò che pensano gli altri.
Una storia molto breve, ma piena di allusioni e significati per l’apprendimento del bambino. L’autrice riesce a esplicare dei  concetti complessi in maniera molto semplice e delicata, accompagnati da simpatiche illustrazioni colorate che permettono di aiutare maggiormente nella comprensione. Penso che sia un racconto originale, in quanto non ci sono principesse, maghi, fate e quant’altro, ma i protagonisti sono i sentimenti. L’unica pecca, a mio parere, è la sua brevità.
In un mondo in cui non ci ritroviamo più e che perde ogni giorno valori, questo libro potrebbe essere un piccolo dono per insegnare ai bambini cose profonde in maniera divertente.
Tra l’altro Babbo Natale è  alle porte: approfittatene per fare un regalo unico!

Un abbraccio,
Vostra Chiara

Recensione de “IL PROGETTO” di Maria Grazia Pignata

Prodotto fornito dall’autrice

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“Com’è possibile che le vite delle altre persone proseguano indifferenti al casino che c’è in giro? Com’è possibile che nessuno si accorga del suo mondo che è crollato in pezzi? Poi capisce. Nessuno si è accorto di quando il suo mondo si è sgretolato, insieme al suo cuore, così come lei non si è accorta dei casini nelle vite degli altri. Ognuno, dentro si sé, ha degli uragani che distruggono tutto, e ognuno cerca di tenere a bada i propri senza farli fuoriuscire. Nessuno sapeva quanto lei soffrisse, nessuno si accorge di quanto soffre Isabella, Ogni persona vive una vita apparentemente in società ma profondamente solitaria. Siamo soli. Il segreto è imparare a convivere con se stessi.[…] Elettra ha timore della conclusione cui è giunta. Che senso ha vivere se è tutto una grande finzione? La verità è che ci sono persone che non riescono a fare i conti con la finzione, che non riescono a sopportare il peso della maschera che devono portare per apparire lontanamente decenti nei rapporti interpersonali e quindi si abbandonano all’idea di porre fine a tutta questa sofferenza. Elettra questo lo sa molto bene.”

Titolo: Il progetto

Autore: Maria Grazia Pignata

Genere: Romanzo

Editore: Youcanprint Self-Publishing

Anno pubblicazione: 2018

Pagine: 98

Formato: Cartaceo

Prezzo: 9€

Link d’acquisto: https://www.youcanprint.it/collezioni-letterarie-lettere/il-progetto-9788827830185.html

 

Buongiorno carissimi lettori,

oggi vi parlerò di uno dei nostri ultimi arrivi: “Il progetto”, di Maria Grazia Pignata, edito da Youcanprint.

Il libro in questione parla di una storia di amicizia nata dall’intreccio del fato ai fili della perdizione, della solitudine, della speranza e della rinascita.

Elettra è una giovane donna sola di 27 anni, insoddisfatta della propria vita e piegata ai colpi del destino: fa un lavoro che non le piace pur di sopravvivere ed è completamente sola al mondo, nessuna famiglia, nessun amico né, tantomeno, un fidanzato, anzi, esce proprio da una relazione che l’ha devastata. Un giorno sente al telegiornale l’annuncio di una nuova iniziativa, un progetto avviato da due genitori che hanno perso la figlia in seguito al suicidio, che prevede l’intrattenimento di una corrispondenza anonima tra le persone che decideranno di iscriversi, per ovviare alla solitudine e al rischio delle sue fatali conseguenze. Così decide di cogliere la palla al balzo e si iscrive.

“Lei lo sa bene, mentre fuma la sua sigaretta e cerca di scollarsi di dosso il giubbotto di pelle ormai attaccato alle braccia. Studia il fumo che fuoriesce dalle sue narici e si chiede cosa ci sia di tanto ipnotizzante da crearle dipendenza. Le sigarette sono ormai le sue uniche confidenti e, in loro compagnia, ragiona sulla sua vita e sulla piega che sta prendendo la sua intera esistenza. Le giornate passano così, tra il fumo di una sigaretta e la visita di un sito web, alla ricerca di un lavoro che le possa permettere una vita agiata. È sola, lei. E questo le crea disagio: a stare troppo tempo in compagnia di sè stessi si finisce per temersi.”

Dall’altro lato il progetto e il destino le faranno conoscere Isabella, giovane avvocato in carriera di 32 anni e mamma single, che, dal canto suo, ha deciso di iscriversi per smorzare le sue giornate di solitudine e il sovraccarico di responsabilità dovuto al fatto di essere un genitore solo.

“Io non so se sono davvero forte come vorrei, so solo che non lascerò mai più che il timore di mostrarmi debole mi paralizzi lasciandomi annegare nel mare di paura in cui mi ritrovo spesso. Paura di cosa, poi? Paura di non essere abbastanza né come madre, né come figlia. Paura di deludere le persone che contano su di me, che, però, si aspettano anche di vedermi fallire senza farne una tragedia. Siamo umani, il fallimento ci appartiene tanto quanto il successo.”

Entrambe entrano subito in sintonia, si aprono, si confidano, iniziano a fidarsi l’una dell’altra, si sostengono, si consigliano, si supportano e si raccontano, smettendo ben presto di essere solo amiche di penna e lasciando spazio alla costruzione di un’amicizia solida e sincera. È così che passano gli anni e ad un certo punto Elettra e Isabella, non potendo più fare a meno l’una dell’altra, sentono l’esigenza di incontrarsi e uscire dall’anonimato.

Ma il destino spesso si prende beffardamente gioco di noi, e sarà proprio il giorno del fatidico incontro a predisporre le sue carte più infime.

Un libro molto breve, ma coinvolgente al massimo, accattivante già dalle prime pagine. Una storia che prende, che tocca le parti più profonde di noi portandoci non solo ad immedesimarci nelle protagoniste, ma anche a riflettere parecchio sulla percezione che abbiamo di noi stessi , delle nostre scelte e dei nostri rapporti. Siamo davvero ciò che vorremmo essere? Siamo felici? I nostri legami sono così davvero profondi da permetterci di non affondare nel mare della nostra solitudine?

La narrazione è alternata a parti scritte in terza persona e parti scritte in forma epistolare. L’autrice utilizza un linguaggio semplice e scorrevole, ma appropriato, senza errori o interruzioni (a parte qualche piccola e insignificante pecca di battitura), che permette una lettura piacevole, fresca, fluida e veloce. Si entra in sintonia con le protagoniste, dapprima nelle loro vite  e poco dopo nei loro pensieri più profondi,più intimi, ma lo si fa in punta di piedi, ascoltandole silenziosamente.

Una storia che parla della solitudine, un tema sempre più attuale nella società odierna, che porta però a ricercare e ritrovare un valore antico di condivisione: l’amicizia.

Quella più profonda.

Quella più vera.

Quella che salva.

 

Avete già letto questo libro? Vi è piaciuto? Come sempre, sarò lieta di confrontarmi con voi!!!

Un forte abbraccio,

Vostra Chiara

 

“Però ad Iris non parlerò mai male del padre, tantomeno del sesso maschile. Ad Iris spiegherò che ci sono persone con cui ti ritrovi a condividere porzioni di vita più o meno grandi, persone destinate a starti accanto, altre a rimanere indietro. Le racconterò di come questo non giustifichi provare odio e di quanto sia inutile serbare rancore. Chi se ne va, lo fa per scelta. E chi sceglie di andarsene può avere i suoi più, o meno, validi motivi, ma non può continuare ad influenzare la vita di chi decide di rimanere. Le ricorderò che per quante persone possano decidere di voltarti le spalle ce ne sarà sempre qualcuna che deciderà di spalancarti le braccia, ed è con quelle che vale la pena condividere questo meraviglioso viaggio, per quanto doloroso talvolta possa essere. Le dirò anche che se sono giunta a questa conclusione, che, devo ammettere, denota grande maturità, lo devo a te, Elettra. A te e al progetto. A Luana e ai suoi genitori. Vedi che da tanto dolore può nascere altrettanto amore? I genitori di Luana ci hanno fornito lo strumento per accrescere l’amore non solo verso il prossimo, ma verso noi stessi.”

Maria Grazia Pignata ha 22 anni e vive a Contursi Terme, in provincia di Salerno. Si è diplomata al liceo classico di Eboli e, attualmente, studia Giurisprudenza all’università di Salerno.

Recensione di “ORA SONO PRONTA” di Giuseppe Bertelè

In collaborazione con la Casa Editrice: Linee Infinite Edizioni

 

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“Non è stato facile reprimere le emozioni violente riemerse nel momento in cui l’ho riconosciuto tra le foto segnaletiche. Il cuore impazzito buttava sangue bollente in tutto il mio corpo, mentre lo sguardo continuava a vagare ovunque, incapace di rimanere più di un istante focalizzato su quell’immagine, l’idiosincrasia mi stava facendo soccombere e solo la velata voglia di rivalsa o forse un’inconscia mira di vendetta, mi davano la forza per reagire.”

 

 Titolo: Ora sono pronta

Autore: Giuseppe Bertelè

Genere: Romanzo

Editore: Linee Infinite Edizioni

Anno pubblicazione: 2015

Pagine: 340

Formato: cartaceo

Prezzo: 14 €

Link d’acquisto: https://www.lineeinfinite.com/ora-sono-pronta

 

“Chi subisce ripetuta violenza, di qualsiasi natura essa sia, è sottoposto all’annullamento della consapevolezza delle proprie capacità; più l’aguzzino sottomette la propria vittima, più la vittima si convince di essere un’incapace, una fallita, un nulla…da ciò si crea questo paradossale legame di dipendenza, tale da rendere plausibile l’essere puniti; addirittura c’è chi si spinge a credere di meritare ogni sorta di punizione.”

 

Carissimi lettori,

oggi vi parlo di un libro su un tema delicato che abbiamo già trattato in passato,la violenza di genere, ma che qui è affrontato in maniera differente; si tratta di “Ora sono pronta” di Giuseppe Bertelè, edito da Linee Infinite Edizioni.

La protagonista è Celeste, una studentessa universitaria che per arrotondare e mantenersi gli studi lavora in un pub ogni sera. Una notte, però,alla fine del suo turno, recandosi nel parcheggio attiguo in cui lascia abitualmente parcheggiata la sua auto, un uomo l’aggredisce e la violenta, lasciandola abbandonata, ferita, ed esanime. Da qui parte il lungo percorso del romanzo, un vero e proprio excursus con tappe fondamentali: il ritrovamento, la corsa in ospedale, la denuncia, il centro antiviolenza, la psicologa, le lezioni di autodifesa, il processo e il post processo. Il tutto raccontato in prima persona dalla protagonista che alla fine, in qualche modo, si prenderà la sua rivincita.

“Le sue parole mi si riversano addosso come lava e mi sento bruciare. Disgustata, esasperata, in collera col mondo intero e furente per le rivelazioni sulla possibile inadeguatezza del sistema, scivolo in un avvilito silenzio mentre in testa, mi ronzano inattuabili e balzani pensieri di vendetta. Le sue parole si avverano di lì a poco. Infatti la giustizia, come spesso accade, segue la via di dettami inspiegabili, senza tener conto degli assurdi disegni partoriti dalla realtà e così, dopo pochi giorni dall’arresto, il mio aggressore si ritrova a piede libero in attesa di giudizio. L’unica restrizione: la diffida di non avvicinarsi alla presunta vittima.”

La storia di Celeste raggruppa in sé la storia di tante donne, e il rischio comune nel quale, ipoteticamente, esse potrebbero incorrere, ed è proprio per questo che si entra subito in empatia con la protagonista e si vivono assieme a lei le stesse emozioni, le stesse angosce, le ansie, le paure, i timori, il dolore, ma anche la forza, il coraggio, la rabbia, la ribellione e la tenacia. Un romanzo caratterizzato dall’introspezione a 360°. Per la prima volta ho letto un libro sul tema in cui la vittima non solo reagisce, ma si ribella: Celeste è una donna che non si arrende a una tragedia della sua vita che qualcun altro ha meditato per lei. Non lo accetta, non se ne fa una ragione e soprattutto non si autocommisera, ma fa del dolore la sua arma migliore, l’unica che riuscirà a salvarla dal vorticoso abisso in cui potrebbe precipitare. Si tratta di un testo molto corposo, soprattutto perchè pieno di significato profondo in ogni singola parola, in ogni singola pagina; nulla è mai scontato, e se da un lato ciò rischia di rallentare la lettura, dall’altro la eleva su un gradino superiore rispetto alle altre. Lo stile è molto semplice e diretto, senza troppi tecnicismi o fronzoli, mentre è molto più elaborata la narrazione, che avviene attraverso numerosi flashback che permettono al lettore, alternando presente e passato, di ricucire la storia, comprenderne le dinamiche dei fatti e capire determinate situazioni che si riflettono sul presente. Sono presenti, inoltre, numerose e dettagliate descrizioni, soprattutto quelle riguardanti l’apprendimento delle tecniche di autodifesa che le vengono impartite dal suo abile maestro; io personalmente le ho trovate a tratti pesanti, ma non per questo inutili, anzi, per chi fosse appassionato delle arti marziali sarebbe un ottimo motivo in più per amare questo libro. La cosa che mi ha sorpresa particolarmente, e vi confesso che l’ho apprezzata molto, è stata la scelta dell’autore di affrontare il tema dal punto di vista della vittima, approfondendolo sotto diversi aspetti. Mi spiego meglio: solitamente siamo abituati a sentir parlare del fatto in sé, di chi l’ha compiuto, ma la vittima, e in particolare le gravi conseguenze fisiche, ma soprattutto psichiche e morali che deve subire e affrontare, sono lasciati sullo sfondo. Qui invece troviamo tutto il mondo (ovviamente capovolto) della vittima, in cui i sentimenti sono analizzati al massimo: la vergogna profonda, la rabbia furente, il rifiuto di se stessa e della propria femminilità, il rischio di una gravidanza da prendere in considerazione, gli incontri con psicologi e dottori, il trauma di dover rivivere di nuovo tutto attraverso il processo, la paura di dover pubblicamente parlare dell’accaduto e soprattutto di rivedere l’autore del reato, l’isolamento dal mondo e tanto altro.

“Dopo aver lottato tanto per tentare di dimenticare non è facile ricominciare, riprendere di nuovo tra le dita quegli incubi, quelle ansie così palpabili, il timore di ricadere di nuovo in quell’altalenante panico così difficile da combattere mi lascia in uno stato di perplessità, però, nello stesso tempo, mi ripeto che ora sono più forte e non mi posso tirare indietro anzi, non voglio tirarmi indietro proprio adesso.”

Ecco, solitamente quando si legge un libro al riguardo troviamo più storielle romanzate e superficiali che rischiano di cadere nel banale; qui invece avviene il contrario, essendo sì un romanzo, ma che aiuta ad aprire agli occhi, e che (e lo scoprirete da voi) dà la possibilità a Celeste di prendersi una rivincita. Per sé stessa, per le donne presenti nel libro, e per tutte quelle donne reali che non hanno mai avuto giustizia.

E voi lo avete letto? Cosa ne pensate? Aspetto curiosa un vostro riscontro…

Un grande abbraccio,

Vostra Chiara

“Credo che dopo la traumatizzante esperienza di una violenza subita, una donna non dovrebbe essere costretta a subirne un’altra affrontando un processo per avere giustizia, invece purtroppo non è così e, se l’atto violento lascia tracce visibili sul corpo e meno evidenti nella mente, le umiliazioni e le tensioni di un processo possono veramente minare la stabilità razionale di una persona.”

 

GIUSEPPE BERTELÈ è nato a Lodi Vecchio nel 1959. Sposato, è padre di due figli. La sua passione per le arti marziali prende forma negli anni ’70, quando sugli schermi cinematografici irrompono i film dedicati a questa disciplina: è amore a prima vista. Col trascorrere degli anni sviluppa un efficace sistema di difesa personale il cui obiettivo è ottenere un immediato risultato con l’utilizzo di tecniche semplici. L’esperienza acquisita sul campo come addetto alla sicurezza nei locali serali, lo studio e la continua voglia di imparare lo qualificano come ottimo docente nei corsi di autodifesa. Collabora con centri che seguono il percorso di recupero delle donne che hanno subito violenza, esperienza sulla quale è basato questo libro.

 

LO SAPEVI CHE?

LINEE INFINITE nasce nel 2007 a Lodi dall’iniziativa di un gruppo di amici uniti dalla passione e dall’amore per i libri, con l’intento di promuovere e diffondere nuovi autori degni di nota, altrimenti esclusi dal mercato editoriale nazionale; un’attività che ha portato la realtà lodigiana a misurarsi con l’intero territorio nazionale, diffondendo i propri libri ed i propri autori in tutte le regioni d’Italia e promuovendo in ogni regione l’attenzione al radicamento culturale locale. Nel corso di anni di attività, la casa editrice ha pubblicato un centinaio di autori provenienti da tutta Italia, promuovendo i propri libri su tutto il territorio nazionale, attraverso la distribuzione nelle librerie e l’organizzazione di eventi e presentazioni in collaborazione con istituzioni, associazioni, esercizi commerciali, biblioteche pubbliche e private. La casa editrice ha partecipato a numerosi eventi espositivi (dal Book Festival di Pisa alla Fiera della Microeditoria di Chiari) e ha organizzato numerose attività culturali, tra cui il “Pandino Fantasy Books”, la fiera dell’editoria fantasy e del fantastico, in collaborazione con il comune di Pandino (CR), e il festival del libro e del fumetto “Laus Books and Comics” a Lodi nel 2015. Da qualche anno inoltre, Linee Infinite promuove la scrittura e la lettura negli istituti scolastici attraverso il progetto “Questa volta scrivo io!”: si tratta di un corso di scrittura creativa di quattro lezioni che viene proposto a scuole elementari, medie e superiori e che porta alla realizzazione di racconti di vario genere e alla loro pubblicazione in un libro. I libri di Linee Infinite Edizioni trattano prevalentemente di narrativa e poesia, ricercando nella differenzazione delle collane (fantasy, thriller, romantica…) il pubblico ideale per ogni libro. Numerose le pubblicazioni premiate, tra cui “Io Busketo” di Sergio Costanzo, un romanzo storico al cui centro domina la figura del duomo di Pisa e dell’architetto che lo progettò. Il libro, dato alle stampe nel 2010, ha vinto il premio Italia Medievale per la sezione Editoria nel 2011; ha poi ottenuto la segnalazione speciale il 22 ottobre 2011 alla 55° edizione del celebre Premio Letterario Nazionale Pisa, indetto dal Comune e dalla Provincia di Pisa. Linee Infinite va oltre il concetto tradizionale di casa editrice, in cui i ruoli sono gerarchici e le scelte sono fatte da pochi iniziati, per creare una nuova forma di processo creativo: la progettualità editoriale partecipativa. Linee infinite si pone come una “famiglia editoriale”, una sorta di associazione di scrittori che, pur rispettando i processi tradizionali del prodotto, mira alla partecipazione corresponsabile di tutti gli attori al processo creativo, gestionale e promozionale del libro. Editori, editor ed autori lavorano insieme per realizzare l’opera che da tempo giace nel cassetto e fornirle quella opportunità che altrimenti sarebbe negata dai tradizionali canali distributivi. Lavorare insieme significa fare emergere il proprio talento, significa collaborare a progetti collettivi, significa aiutarsi reciprocamente affinché il proprio lavoro e quello degli altri autori venga conosciuto e apprezzato. Un lavoro collettivo per un unico risultato: scrivere. Linee Infinite è un progetto che vuole consentire a scrittori esordienti di entrare a far parte a tutti gli effetti del panorama letterario, mettendo in risalto le qualità degli autori e delle opere, senza dimenticare le inevitabili logiche del mercato, ma proponendosi come un’alternativa alla cultura omogeneizzante che segue sovente le sole regole del marketing e della scrittura creativa. Per intenderci: un mercato che segue l’opera e non un’opera che segue il mercato. L’obbiettivo è di permettere alle idee di volare libere, di seguire quelle linee di percorso dell’animo umano che si perdono nell’infinito dei sentimenti e dei pensieri. Le linee infinite appunto. Per liberare le energie creative e poetiche che sono ancora nascoste nei cuori e nei cassetti. Per riunire uomini e donne che condividono l’amore per la scrittura. Per scrivere insieme.

Come pubblica? Linee Infinite Edizioni, dopo aver espresso un giudizio positivo sull’opera, proporrà all’autore un contratto di pubblicazione senza nessun tipo di contributo. La casa editrice in questo modo vuole supportare i propri autori nel difficile mondo dell’editoria, facendosi carico di tutti i costi relativi alla pubblicazione, all’editing, alla correzione, all’aspetto grafico, alla divulgazione e promozione del libro e supportando l’autore durante le presentazioni, eventi e manifestazioni editoriali.

Le categorie: -Narrativa

                          -Phantasia

                          -Saggi

                          -Thriller

                          -Romantika

                          -Fabula

                          -Juna

                         -Poesia

                         –ebook

Blogtour di “PALAZZAMORE” di Barbara Villa

In collaborazione con l’autrice e con la Casa Editrice BOOKABOOK

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Un condominio qualunque a Milano abitato da persone normali, le cui vite si sfiorano, si incrociano, si intrecciano, senza sovrapporsi. Ognuno resta infatti al proprio piano, immerso nel proprio quotidiano.

Ma la realtà di tutti i giorni non è mai scontata, perché è fatta di sguardi, di emozioni, di cuori che palpitano e proiettano in cielo sogni e dolori. Così il palazzo diventa un luogo che racchiude in sé la vita in tutte le sue sfaccettature. Diventa un luogo dove non si ha paura di esprimere desideri, rimpianti, segreti, gioie. E ogni piano del condominio regala un’istantanea di vita.

Ecco a voi un incontro ravvicinato coi alcuni dei suoi protagonisti!!!

 

1- Signor Ambrogio, come ha conosciuto la Maria, sua moglie?
La prima volta che l’ho vista eravamo allo stadio, ormai una vita fa. Lei era con il padre e il fratello, mi sembra, io con un amico. I nostri sguardi si sono incrociati per un attimo e il suo si è conficcato nella mia pelle per sempre. Da quel giorno l’ho corteggiata ogni minuto. Mi piazzavo sotto casa sua e aspettavo che uscisse solo per guardarla da lontano. Il resto è storia. E anche geografia. Matematica, fisica, latino e tutto il resto.

2- Signora Maria, come ha conosciuto Ambrogio? Allo stadio. Inizialmente nemmeno ci volevo andare, poi San Siro è diventata un po’ casa mia. Lui era seduto due file dietro e mi guardava continuamente. Poi ha iniziato a corteggiarmi. Cioccolatini, poesie, lettere d’amore e siamo ancora qui.

3-Qual è il segreto che vi ha permesso non solo di stare insieme tutti questi anni, ma soprattutto di arrivarci innamorati e pieni di attezioni l’uno per l’altra, proprio come avete fatto voi? Non credo ci sia un segreto. Quando si ama bisogna anche imparare a rispettare. L’altra persona, i suoi spazi, i suoi tempi, i suoi interessi. E poi bisogna giocare tanto. Non prendersi mai sul serio. E se si discute bisogna poi fare pace subito. E andare a dormire sempre con il cuore leggero.

4- Siete sempre stati una famiglia felice, oppure la vostra stabilità è anche frutto di tempeste che avete superato e vi hanno temprato? Come in ogni famiglia abbiamo avuto i nostri periodi no. Ci sono stati dolori fortissimi e vuoti incolmabili, ma la cosa ci ha uniti ancora di più. Ho imparato che nella vita i dolori allontanano o avvicinano. Per fortuna noi siamo stati fortunati. O forse bravi.

5- Ambrogio: qual è la cosa che l’ha fatta innamorare di sua moglie? I suoi occhi dolci e la sua pelle morbida. O forse il suo modo di fare. Gentile e cortese con tutti. E anche perché è nerazzurra come me. E perché adesso mi vizia come non mai. Spero di non aver detto qualcosa di sbagliato. Ormai ho una memoria ballerina. Ma lei lo sa e mi ama lo stesso.

6- Maria: quando ha capito che si trattava dell’uomo della sua vita? Ho capito che Ambrogio era l’uomo giusto da subito. Era bello e brillante. Aveva una parlantina incredibile e poi era romantico e pieno di attenzioni. E soprattutto sapeva scegliere molto bene i cioccolatini più buoni.

7- Maria, come purtroppo sappiamo, Ambrogio è affetto da una malattia degenerativa che col tempo divorerà la sua memoria, e non solo..qual è la cosa che le fa piú paura?  L’Alzheimer è una brutta bestia. Ogni giorno cerchiamo di ricordare per non dimenticare. La cosa che mi fa più paura è che si dimentichi tutto e lasci cadere noi e il nostro amore.

8-  Ai nostri giorni i giovani sembrano spavaldi, ma in realtà sono spaventati da tutto: dai rapporti, dal futuro, dall’amore, dal creare una famiglia…ecco: quale consiglio vi sentite di darci? Dare consigli è sempre difficile, ognuno ha il proprio carattere e forse il proprio destino, ma per prima cosa bisogna tenere lontana la paura. La paura blocca e non ti fa vivere. E quindi direi a tutti i ragazzi di metterla da parte e buttarsi. Vivere appieno ogni cosa è la cosa più bella della vita.

 

BARBARA VILLA, nata a Milano nel 1972, vive a Pioltello con il marito. Dopo aver lavorato per una casa editrice come talent scout, oggi si dedica alla scrittura. “Palazzamore” è la sua prima raccolta di racconti.

Recensione di “SETA” di Alessandro Baricco

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Titolo:  Seta

Autore:  Alessandro Baricco

Genere:i Romanzo

Anno di pubblicazione:  1996

Casa editrice: Rizzoli

 

E’ uno strano dolore… Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai.”

Carissimi lettori, anche oggi parliamo di libri, libri meravigliosi che risvegliano in ognuno di noi emozioni intime e intense. Questa volta mi sono cimentata nella lettura di un racconto forse ancora più famoso dell’autore stesso: “Seta” di Alessandro Baricco.  Il romanzo è ambientato nella Francia del diciannovesimo secolo, e si incentra sulla vita di un produttore di seta, costretto a viaggiare fino in Giappone per poter comprare clandestinamente i migliori bachi da seta e continuare così la produzione in Europa, messa in ginocchio da un’epidemia che colpisce le larve uccidendole prima che possano nascere.

Il Giappone, isola chiusa ermeticamente ad ogni possibile contatto con l’esterno, gli riserverà un mondo surreale di cui il protagonista non saprà più liberarsi. Gesti, colori, parole non dette, perfezione, silenzio, onore, delicatezza sono tutti elementi che lo attrarranno sempre di più verso quella terra e i suoi abitanti. In particolare verso una donna, una donna occidentale, dagli occhi profondi, di cui si innamorerà perdutamente. Giochi di semplici sguardi, mesi di distanza, viaggi interminabili in un continuo andirivieni tra questa terra misteriosa e la Francia, dove sua moglie, fedele, nonostante tutto lo attende e amandolo per sempre, fino alla fine.

Purtroppo però i suoi viaggi saranno ben presto destinati a finire, nell’impossibilità di continuare a perseguire l’oggetto del suo folle desiderio… Verrà risparmiato, a patto di non far più ritorno nella terra dei bachi da seta.

La vita di Hervé Joncour tornerà ad essere quella di prima, in Francia, accanto alla moglie Helen, che poco dopo,  tuttavia, morirà.  Rimarrà così solo con nient’altro che i ricordi delle uniche due donne che abbia mai amato veramente, e del Giappone, che racconterà a chiunque avrà voglia di ascoltare il vecchio Hervé Joncour e i suoi viaggi in una terra lontana dall’altra parte del mondo.

Leggere questo brevissimo romanzo mi ha dato come l’impressione di essermi immersa in una grande poesia, dipinta con tenui colori pastello e segni delicati. Baricco fa uso di svariate ripetizioni a livello stilistico, situazioni che si ripetono come una canzone e che sottolineano il continuo ritorno di quest’uomo verso il mistero di quella donna occidentale vestita della più pregiata seta giapponese, e del suo padrone. Una storia d’amore senza voce, fatta di gesti, sguardi, una breve e buia notte di passione strappata alla vita. La casa in Francia conserverà parallelamente intatto l’amore di Helene per suo marito, il quale mai mancherà di renderla felice in quella idilliaca vita perfettamente costruita e serena. E il suo amore l’accompagnerà fino alla morte, quando molto verrà rivelato, tra cui una misteriosa lettera le cui rughe conservano gelosamente l’amore di una donna e l’inganno di una storia che non potrà mai essere reale.

Un racconto magnetico, breve e intenso, che consiglio a tutti coloro vigliano concedersi un romanzo diverso dal solito, ma non per questo meno denso di emozioni e di malinconia. Una volta terminato sarà impossibile non avvertire quello strano nodo nostalgico e melanconico che attraversa le pagine e che rimane, come una scia, fin quando non ci si rende conto pienamente della fine della vita di Hervé Joncourt e della sua pregiata seta giapponese.

Recensione di ”NELLA TERRA DEL SOLE CHE SBOCCIA” di Marco Gregò

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”Hai perfettamente ragione piccolo, ma vedi, per gli uomini è diverso. Noi siamo abituati a perdere gli affetti fin da piccoli, dobbiamo imparare a cavarcela da soli e sappiamo bene che la nostra vita è troppo corta perché smarrisca i giorni dietro la nostalgia. Per gli uomini invece è diverso, loro vivono delle cose che perdono.

Non capisco.

Immagina di possedere una cosa bellissima alla quale sei molto legato e di perderla per strada e di non ritrovarla più. Come ti sentiresti?

Sarei triste.

Esatto, soprattutto perché quella cosa che tu hai custodito e trattato con tanta cura, andrà nelle zampe di qualcun altro e tu non la riavrai mai più. Qualcuno l’accudirà al posto tuo, l’amerà al posto tuo, la stringerà al posto tuo, la terrà al caldo al posto tuo ma nessuno la dimenticherà al posto tuo, perché per quanto riguarda le cose belle che possiedi, c’è sempre qualcun altro pronto a prendersele, ma mai nessuno pronto a cancellartele dal cuore.”

 

TITOLO: Nella terra del sole che sboccia

AUTORE: Marco Gregò

GENERE: Romanzo

EDITORE: I Buoni Cugini Editori

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2017

PAGINE: 227

FORMATO: Cartaceo

PREZZO: 17,50 Euro.

 

Carissimi lettori, oggi mi presento con la recensione di un nuovo libro di recente pubblicazione. Si tratta di ‘’Nella terra del sole che sboccia’’ di Marco Gregò, arricchito dalle illustrazioni di Vieri Sorrentino ed edito da ‘I Buoni Cugini Editori’.

Il libro si presenta come un romanzo insolito, inusuale, a tratti psichedelico.

La trama è complessa quasi quanto la vita dei suoi protagonisti, con voci narrative che si alternano tra i personaggi principali della storia: due cani, Cane Grigio e il piccolo Oliver, di cui il primo cerca di spiegare al secondo la complessità della vita degli uomini e del loro essere, e Albatro e Julie, due amanti legati indissolubilmente da un sentimento sincero, vero e indistruttibile, ma ciechi di fronte alla felicità che stringono tra le mani, alla continua ricerca di un qualcosa che credono di non possedere e che li porterà alla distruzione. La narrazione si snoda in un contesto cittadino, tra sogno e realtà, incubo e ricordi del passato, facendo emergere la personalità di Albatro, dilaniata tra il desiderio di trovare lo scrittore che è in lui e quello della ricerca di Julie, ormai perduta. In modo del tutto surreale, comparirà Nietzsche, incastrato come un demonio in gabbia tra le sofferenze degli uomini: il teatro del filosofo porterà Albatro ad abbandonare gradualmente se stesso fino a perdersi, quando troppo tardi comprenderà forse il vero significato di umanità e amore. Uno scorcio strano, inusuale e paradossale della Vita, descritto in modo atipico e geniale.

‘Nella terra del sole che sboccia’ è un romanzo a mio parere molto bello, a tratti sconcertante, crudo, volgare, poetico, criptico, magnetico.

Un connubio incredibile di narrazione, sogni e poesia, di introspezione dell’io e con un finale che lascia aperti dubbi, ma che soprattutto continua a far riflettere, anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.

Il modo di scrivere è scorrevole, semplice e liscio, i personaggi vividi, i pensieri profondi.

Un po’ stonante in alcuni casi l’eccessiva volgarità, che tende ad appesantire un po’ il racconto e a far storcere il naso al lettore… certo, sicuramente rende tutto più reale, ma nonostante questo, risulta fastidioso in alcuni punti.

Oltre a ciò, devo ammettere che ne sono rimasta folgorata ed è una lettura che consiglierò di leggere, proprio per la particolare capacità che il libro conserva di offrire un punto di vista diverso dal solito.

Ammetto che son stati pochi i libri che mi hanno lasciato questa strana sensazione, e uno di questi è ‘Il Maestro e Margherita’, un classico per nulla scontato.

Assolutamente consigliato.

P.S. Ringrazio di cuore l’autore per la meravigliosa dedica.

Buona lettura a tutti!

 

Vostra, I.