Recensione di “QR CODE” di G.P. Rossi

Prodotto fornito dall’autore

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“Le paure ormai vengono coltivate. Giorno dopo giorno ci tartassano sempre di nuove paure, i giornali, le tv, la rete ci spaventano sempre di più con novità allarmanti. […] Lei deve capire che la differenza sta nel fatto che ormai le paure sono individuali. Un tempo, forse, potevano essere condivise con gli altri, ma oramai la paura è soggettiva e ce la portiamo dentro, da soli, come fardello imprescindibile del singolo individuo. Ognuno ha le proprie e per questo comincia a odiare gli altri.”

 

Titolo: QR CODE

Autore: G. P. Rossi

Genere: Romanzo

Editore: autopubblicazione

Anno pubblicazione: 2018

Pagine: 126

Formato: cartaceo

Prezzo: 6.90€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/QR-Code-G-P-Rossi/dp/1718022255

 

Buongiorno Mangialibers!

Oggi vi parlo di “Qr code” di G.P. Rossi, un autore che abbiamo già avuto modo di conoscere qualche mese fa grazie a “Sherlock Holmes e il mistero di Eilean Mòr.

Il protagonista (senza nome) vive a Roma, in una società ormai distrutta eticamente a causa della tecnologia. Mentre è sul tram, in una normalissima giornata di traffico cittadino, il suo smartphone legge in automatico uno strano QR Code. Così egli, incuriosito, segue le coordinate indicate dal codice che lo porteranno a trovarsi in un luogo isolato e alquanto strambo. Una volta entratovi, viene accolto da una donna bizzarra (che dice di chiamarsi Colombina ed è effettivamente vestita come la vera Maschera della tradizione italiana) che lo conduce in una stanza in cui l’uomo potrà effettuare un test volto alla candidatura per un ipotetico lavoro, di cui non conosce nemmeno le mansioni. Ma qualcosa non quadra: da questo momento in poi egli si troverà inglobato in situazioni paradossali, nelle quali incontrerà molte altre Maschere tipiche: Arlecchino, Brighella e Balanzone. Dopo essere stato selezionato egli accetta il lavoro, suo malgrado, perchè bisognoso. Ma in un mondo ormai allo sbaraglio, non si tratterà certo di un lavoro onesto, anzi…egli presto scoprirà che si tratta di una truffa. Così infine dovrà solo decidere se farsi sottomettere o se ribellarsi a questo sistema malato.

“Il fatto ridicolo era sempre lo stesso, la gente, compreso me, di continuo si lamentava del fatto di non avere soldi, di non avere un lavoro, di non potersi permettere una famiglia, una casa o dei figli, ma poi in realtà, per l’apparire, i soldi si trovavano sempre. Per il divertimento, per il mangiare fuori, per il surplus, i soldi, alla fine, uscivano e c’erano sempre e giravano, anche se le persone avevano per lo più un lavoro precario. Si viveva da anni sulle pensioni dei nonni e dei padri e si toglievano i fondamentali per vivere di accessori in vite trascurabili.”

Ho trovato questo libro molto singolare, originale e alternativo. Nonostante la ristrettezza delle pagine, è in grado di far concepire riflessioni profonde. C’è una grande antitesi tra futuro e passato, tra disvalori e valori. L’autore, attraverso una trama bizzarra e ai limiti dell’assurdo, riesce a muovere una critica alla realtà portando  l’attenzione su temi quali i valori, la buona educazione e l’identità che, nonostante la storia sia ambientata in un futuro prossimo, rispecchiano quelli attuali e anzi, ci offrono una sorta di lungimiranza al riguardo. Una società utopica del futuro nelle mani della tecnologia, ma non troppo lontana dalla nostra.

Il linguaggio è semplice, corretto, senza errori, tutte caratteristiche che consentono di affrontare la lettura in maniera scorrevole e veloce. Con un finale che ci lascia perplessi e con un grande interrogativo: perché stiamo con le mani in mano davanti allo scempio quotidiano che ci condurrà alla degenerazione?

A ognuno di noi, le proprie risposte.

Un grande abbraccio

Vostra, C.

“D’altronde, ormai, con i cambiamenti climatici che avevano riscaldato la terra, le persone più giovani, a quel tipo di temperatura, non ci facevano più troppo caso. Al contrario, quelli più anziani, non lo sopportavano e stavano continuamente a ricordare come il clima fosse più moderato quando erano ragazzi, cosa che non capivo, perché. Allora potevano pensarci prima loro a non farlo deteriorare, invece di rompere ricordando quanto, prima, fosse bello il tempo.”

GIAMPIERO ROSSI nasce a Roma; si laurea  in Chimica all’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Scrive con lo pseudonimo di G.P. Rossi e lavora nelle Telecomunicazioni. Attualmente si occupa di Blockchain, di Embedded SIM e di Digital Identity. E’ anche un giornalista pubblicista e scrive su CorCom, testata giornalista nazionale che si occupa di Information Technology media e sat economy. Appassionato di scrittura ha pubblicato “Sherlock Holmes. la Vestaglia della Contessa di Castiglione” per la Castelvecchi Editore e “Sherlock Holmes e la Sindrome di Abraham de Moivre”, “Sherlock Holmes e il mistero di Eilean Mòr” per la Delos Digital nonché diversi racconti per la Giulio Perrone Editore. Ha anche pubblicato tre saggi per la Delos Digital su argomenti quali Digital Identity, Realtà Virtuale e Blockchain.

 

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Recensione de ”VESSILLI DI GUERRA” di Stefano Mancini.

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Autore: Stefano Mancini

Genere: Fantasy

Editore: Linee Infinte Edizioni

Anno pubblicazione: 2017

Pagine: 469

Link d’acquisto: https://www.lineeinfinte.com

 

Carissimi lettori, oggi vi presento il secondo libro della trilogia fantasy edita da Linee Infinite Edizioni e scritta dall’autore Stefano Mancini, di cui abbiamo già conosciuto il primo volume, ”L’Erede del Mago”.

Si tratta questa volta di ”Vessilli di Guerra”, romanzo fantastico che prosegue la storia e le avventure della strana compagnia protagonista del racconto, composta da due elfi, un nano, una ladra e una maga, capeggiata dal valoroso umano Browen.

Dopo aver affrontato un lungo percorso impervio, fitto di misteri e incognite, finalmente il destino della compagnia prende forma: approdati nella terra del principe traditore, emergeranno ombre e luci di molti personaggi, nuove sfide che metteranno a dura prova la lealtà e la fiducia che lega fra loro amici tanto diversi. Riusciranno a liberarsi della crudeltà degli elfi oscuri, mentre le fila nemiche si ingrossano sempre più, facendosi sempre più invincibili. Tutti, inconsapevolmente alla ricerca dello stesso oggetto: un potente e antico amuleto.

”Vessilli di Guerra” si pone come un momento di transizione, un crescendo di emozioni e sfide che costringono i personaggi a fronteggiare le proprie paure, i propri fantasmi e loro stessi. Emergono ancora di più le diversità, e ancora di più l’esigenza di superarle per riuscire ad affrontare le molteplici situazioni che si pareranno loro davanti per riuscire a sopravvivere e a portare a termine la loro nuova, enorme, missione. Si scopriranno in grado di andare oltre ogni barriera, con la forza dell’amicizia e dell’onore a fare da collante e scudo.

Un romanzo avvincente, degno prosecutore del primo volume e che crea un effetto di grande aspettativa e suspence per ciò che attenderà la conclusione della storia. Il modo di scrivere fluente, semplice e lineare porta le pagine a scorrere l’una dopo l’altra e il lettore si scopre alla fine del libro prima ancora di potersene rendere conto.

Impossibile rimanere terzi e imparziali rispetto a ciò che avviene… un libro che trascina fino alla fine la voglia di continuare il viaggio in compagnia di questo strano gruppo di compagni, con la speranza che la missione di cui sono stati investiti dal Destino possa presto compiersi.

Che succederà allora?

Vostra, I.

Recensione de “IL SOLE SORGE ANCHE D’INVERNO ” di Manuela Bertuletti

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Titolo: Il sole sorge anche d’inverno

Autore: Manuela Bertuletti

Genere: Racconti

Editore: Linee Infinite Edizioni

Anno pubblicazione: 2017

Pagine: 62

Prezzo: € 10,00

Link d’acquisto: https://www.lineeinfinite.com/il-sole-sorge-anche-di-inverno

 

Fracasso. Stordimento. Fastidio.
Nasce un giorno migliore di ieri, qualche istante e poi…
E poi i giorni sono sempre uguali a se stessi. 
Gli anni trascorrono e, senza lentezza, il successivo è specchio del precedente. 
Il solito correre mattutino fatto di treni e di occhi addormentati, di tram e di cellulari, di metropolitane e di scolari, di niente di diverso e di consueto vivere“.
Buongiorno lettori!
Oggi vi parlo di “Il sole sorge anche d’inverno” di Manuela Bertuletti, edito da linee infinite edizioni.
Il libro è una raccolta di racconti con un comune denominatore: trattasi di cinque donne che, salite sullo stesso vagone della metropolitana, incrociano i loro sguardi.
A chi non è mai capitato? In treno, in aereo, sulla metro, in autobus…
Capita spesso di osservare chi ci circonda. Perlomeno, a me capita e in occasioni simili non faccio a meno di pensare a quale sia la storia di ciascuno; a pensare se questo qualcuno abbia avuto una bella giornata o meno; a cercare di immaginare quale ruolo ricopra nella società, e via dicendo…
Ad ogni modo, il libro si legge in un’oretta ed è una storia di sentimenti e viaggi interiori.
In questa raccolta  sono racchiuse storie molto diverse tra loro che vedono come protagoniste cinque donne: Piroska, Teo, Lei, Bianca e Melos.
Cinque donne che non hanno nulla in comune, se non il fatto, come detto, di aver preso la stessa metropolitana.
Povertà, sentimento non ricambiato, desiderio di porre fine alla propria esistenza…Questi sono solo alcuni dei temi trattati dall’autrice, con estrema delicatezza, all’interno del libro.
Ciascun racconto cattura il lettore spingendolo a volerne sapere di più della storia che, purtroppo, finisce troppo presto.
Ecco, forse è questa l’unica pecca che ho riscontrato nel libro: avrei voluto conoscere di più sulle cinque protagoniste e sono rimasta con l’amaro in bocca.
Ciò non toglie che l’autrice ha una straordinaria capacità nella descrizione di sentimenti molto diversi tra loro: angoscia, amore/ossessione, ansia, e via dicendo.
Inoltre, ciascun racconto è preceduto da una poesia e le ho trovate tutte molto profonde ed interessanti…
Che dire?
Se avete voglia di un viaggio nei sentimenti non vi resta che acquistarlo!
Un abbraccio, E.

 

 

Recensione di “Il vento d’estate” di Marika Stapane

 

 

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Titolo: Il vento d’estate

Autore: Marika Stapane

Genere: Romanzo

Editore: Youcanprint

Anno pubblicazione: 2018

Pagine: 162

Formato: cartaceo

Prezzo: 13.60 €

Link d’acquisto: https://www.youcanprint.it/fiction-generale/il-vento-destate-9788827838730.html

“Qual è la punizione per chi illude di amare un cuore?Perché certi pezzi di vita non si incastrano come noi vorremmo? Dove vanno a finire quelle storie vissute per metà, mandate in frantumi, dissolte tra le stelle di un cielo d’estate? Mi domando perché certe strade le percorriamo in compagnia e quando svoltiamo l’angolo, come per magia, ci ritroviamo soli. Che poi, a dirla tutta, soli non siamo mai. Ogni persona che incontriamo la portiamo in valigia con noi, quasi fosse un souvenir da custodire con cura. Allo stesso modo, gli amori che viviamo faranno per sempre parte di noi. Alcune storie finiranno male, lasceranno cicatrici da guerra, residui di odio e rancore. Ma, col tempo, ogni ferita passerà […]. E poi, un giorno, basterà cercare nel cuore, tra i ricordi, per rinvenire un bacio diventato polvere, una carezza dimenticata, un sorriso nascosto. Certi amori li conservi anche se non vuoi, ti cullano la notte quando non riesci a dormire, ti coccolano l’anima, ti incidono il cuore“.

Buongiorno lettori!

Dopo mesi travagliati e turbolenti (💼📚📚), finalmente anche io torno a parlarvi delle mie letture.

Da qualche giorno ho concluso la piccola meraviglia che vedete in foto, ossia “Il vento d’estate” di @Marikastapane. A proposito, ringrazio infinitamente l’autrice per aver atteso ere geologiche prima di poter conoscere il mio parere sul suo libro, è stata carinissima e super paziente ❤️

Il libro racconta di Matteo, un ragazzo semplice, tranquillo, studioso e prossimo alla laurea in medicina.

Sin da quando era bambino, Matteo ha sempre avuto un unico obiettivo: indossare il camice bianco.
Il giovane protagonista, però, ad un tratto si sente smarrito, perdendo di vista la motivazione e il suo obiettivo. Il ragazzo, infatti, sembra aver dimenticato la ragione che lo ha spinto a voler diventare medico.
Per fortuna sul suo cammino si imbatte – e non per la prima volta – Silvia, una ragazza apparentemente forte e scontrosa, ma in realtà molto fragile.
Silvia e Matteo scopriranno di conoscersi già. I due, infatti, erano compagni di banco alle elementari e nutrivano un sentimento reciproco. Un giorno, però, sono costretti ad allontanarsi e a prendere strade diverse.

Il loro sentimento sarà sopravvissuto nel tempo?

Lascio a voi scoprirlo!

Quello che posso dirvi è che Silvia e Matteo sì riveleranno fondamentali l’uno per l’altra.
La prima riuscirà a liberarsi di un grosso macigno che si porta dentro: la morte della madre.
Mentre Matteo, grazie a Silvia, riprenderà contezza della nobile ragione per cui ha scelto di voler fare il medico.

Quella che apparentemente potrebbe sembrarvi una semplice storia d’amore è, in realtà, molto di più!

La storia è un vero e proprio viaggio nei sentimenti del protagonista: l’amore, l’amicizia, la rabbia, la tristezza.

Il lettore viene accompagnato, passo dopo passo, nei meandri della mente del giovane laureando, facendogli conoscere le sue paure, i suoi desideri, le sue aspirazioni.
Il libro è scorrevole, tiene incollati alle sue pagine fino alla fine. Inoltre, è ricco di spunti di riflessione che saranno molto apprezzati dai lettori più romantici.
Il protagonista è ben caratterizzato e non è difficile immedesimarsi in lui: è un ragazzo comune, vero, fragile e forte al tempo stesso.

Lo stesso vale per tutti i personaggi che via via giocano ciascuno il proprio ruolo all’interno del racconto: Pio, il migliore amico del protagonista, i genitori di Matteo, sua sorella Rebecca e via dicendo.
A fare da sfondo alla storia è una fantastica Puglia: le spiagge, il mare e la movida di Gallipoli da un lato, il barocco e la bellezza di Lecce dall’altro.

Paesaggi a me noti che ho avuto la fortuna di vedere e che mi hanno fatta letteralmente innamorare del Salento.
A parte qualche piccolo errore di battitura e qualche piccola svista, il libro è ben scritto e, soprattutto, ben pensato.

Personalmente, ho sentito questo libro molto “mio” e per questo devo ringraziare l’autrice, ha un’ottima capacità nel trasmettere le emozioni. L’autrice è stata anche capace di farmi scappare qualche lacrimuccia…

E voi? Siete pronti ad un viaggio tra i sentimenti?

Io spero davvero che vogliate e abbiate modo di leggerlo anche voi, perché non vi deluderà!
Un abbraccio,

Enrica

Recensione di “CONCERTO PER ORCHESTRA STONATA” di Emiliano Moccia

Prodotto fornito da Edizioni Fogliodivia

! ! ! Acquistando questo libro contribuirai a sostenere le attività di accoglienza del dormitorio per senzafissadimora allestito nella parrocchia di Sant’Alfonso de’ Liguori di Foggia.

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“Per salvarsi hanno solo una possibilità: impugnare gli strumenti musicali ed affidarsi ai loro talenti. Quelli che nessuno vede, che sono ancora nascosti, che ciascuno di noi fatica a riconoscere.”

 

Titolo: Concerto per orchestra stonata

Autore: Emiliano Moccia

Genere: Narrativa

Editore: Edizioni Fogliodivia

Anno pubblicazione: 2018

Pagine: 112

Formato: cartaceo

Prezzo: 12 €

Link d’acquisto: https://edizionifogliodivia.wordpress.com/2018/07/05/in-uscita-concerto-per-orchestra-stonata-di-emiliano-moccia/

 

Buongiorno carissimi lettori,

oggi finalmente vi pubblico la tanto attesa recensione di “Concerto per Orchestra stonata” di Emiliano Moccia, edito Edizioni Fogliodivia.

Emanuele è un giovane uomo inghiottito dalla vita e dalla società, che ha perso il sogno e la speranza di diventare un grande compositore di musica classica, riducendosi a dover vivere in strada, nella sporcizia e nell’emarginazione totale. Tuttavia una notte gli appare in sogno il maestro Umberto Giordano, noto compositore, che gli scrive sulla lavagna delle note musicali. È così che si rivolge al professor Alessandro Bertelli, ex professore di musica del Conservatorio di Foggia divenuto in seguito a sua volta un clochard, e questi gli rivela che il Maestro gli ha fatto un dono, perché si tratta di un’opera inedita. Sarà da questo momento che partirà il folle progetto del professor Alessandro, di riunire dei musicisti per poter comporre un’orchestra, denominata “L’Orchestra delle beffe”,  in grado di poter eseguire l’opera inedita. Musicisti che vengono selezionati proprio in strada,dove vivono, tra il puzzo acre di piscio e l’immondizia:

-un rumeno, ex lavoratore sfruttato;

-una prostituta;

-un folle.

Ma cos’hanno in comune questi personaggi? Qual è il filo rosso che li lega?

I sogni infranti.

La strada.

La musica.

Sarà proprio grazie al professore, l’unico a non aver perso la speranza e l’ottimismo, che riusciranno a darsi un’ultima possibilità di riscatto sociale, un’ultima occasione che forse sarà in grado di cambiargli la vita, ma che sicuramente gli ha già restituito la forza di credere ancora in se stessi.

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“Entrare nella storia di una persona che non si conosce è un  viaggio misterioso. Ma mettersi in cammino per scoprirlo, è l’unica possibilità che rimane per sconvolgere pregiudizi e paure, per spiazzare giudizi e diffidenze.”

Un libro molto breve e ben scritto, in modo semplice e diretto, ma è con la semplicità che si arriva al cuore. Una storia reale con qualche elemento surreale, che ritrae uno stralcio di vita che, purtroppo, è comune a molti uomini. Credo che l’autore abbia saputo toccare con delicatezza un tema sociale molto grave. A chi non è mai capitato di incontrare un clochard ed essersene allontanato per l’odore insopportabile o semplicemente per paura, paura del diverso? Eppure sfogliando queste pagine vive si vorrebbe essere lì insieme ai protagonisti, capire, aiutarli e conoscere più da vicino le loro storie. Cos’è che porta un essere umano a vivere senza un riparo, senza cibo, senza igiene e senza calore umano?  Sicuramente c’è chi vive così per assecondare una scelta di vita. Ma nella maggior parte dei casi si tratta di una scelta forzata. E allora mi chiedo, come possiamo essere impassibili e rimanere inerti davanti a tutto ciò?

Una narrazione che permette di riflettere e di ricordare a noi emarginaNti che dietro quegli emarginati ci sono prima di tutto uomini col peso della vita addosso, ma soprattutto che si tratta di persone, che erano piene di vita e speranza proprio esattamente come noi.

E voi, l’avete letto? Avete intenzione di approfondire questa lettura? Qual è la vostra opinione sul tema?

Come sempre, spero di potermi confrontare con voi!!!

Intanto vi mando un abbraccio,

Vostra,

Chiara

EMILIANO MOCCIA è nato a Foggia il 22 giugno 1975. Giornalista professionista, si occupa di sociale e di immigrazione. E’ volontario dell’associazione “Fratelli della Stazione”, impegnata nell’attività di accoglienza di poveri e migranti. Ha scritto i libri di racconti “Il pagliaccio brontolone” “Foglio per due”, ed i romanzi “Non fuggo da Foggia… almeno per ora!”“L’ultimo che c’è”, e la raccolta di storie “Binario Zero. Storie da foglio di via”.

 

LO SAPEVI CHE…

EDIZIONI FOGLIODIVIA è una casa editrice nata dalla polvere, dalla strada, dalla voglia di continuare a raccontare storie. Come quelle che dal 2005 vengono narrate su “FogliodiVia”, il giornale di strada dalla parte dei poveri e distribuito dai senzafissadimora di Foggia. Una piccola occasione di reddito, di riscatto, di condivisione. Storie, racconti, aneddoti, appunti. Storie stropicciate, emarginate, insolite, di frontiera. Storie strane, ironiche, divertenti, amare, grottesche, seducenti, interculturali, sfigate, appassionate. Romanzi, racconti, diari. Scritti rapidi, veloci, da leggere in poco tempo.

Edizioni fogliodivia vuole essere tutto questo.

 

Recensione de “SIPARIO VENEZIANO” di Maria Luisa Marinelli.

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Carissimi lettori, ecco finalmente la recensione promessa! Oggi parleremo di un giallo storico, intitolato ‘’Sipario Veneziano’’ scritto da Maria Luisa Minarelli e , come potete vedere, distribuito anche da Amazon per Kindle. ‘Sipario Veneziano’ è il terzo libro di una trilogia che vede come protagonista l’Avogadore Marco Pisani, di nobile famiglia e abile intelletto, che cerca di risolvere casi di omicidio nella Venezia del diciottesimo secolo. L’Avogadore in questo terzo manoscritto si trova a dover affrontare la morte misteriosa di un uomo il cui lavoro a teatro mai avrebbe potuto far sospettare della sua doppia vita, e delle losche trame che era riuscito a intessere attorno a lui nonostante l’umile mestiere. Così, sulla scia di alcuni indizi lasciati dal morto, lettere e capillari investigazioni sul territorio veneziano e bolognese, l’affascinante Avogadore accompagnato dalla fedele amicizia dell’Avvocato Zen, del medico legale , del suo fedele servitore Nani e della bellissima compagna Chiara, riuscirà a risolvere l’intricato mistero e arrivare a comprendere quale sia la mente diabolica dietro questi efferati omicidi.
Esattamente come i precedenti libri, anche ‘Sipario Veneziano’ non è da meno: le indagini aprono uno squarcio sulla vita del tempo, sulla Venezia del 1700 e sui modi a disposizione della Giustizia per poter risolvere casi molto complessi. Con uno stile chiaro, limpido e scorrevole, per nulla ripetitivo e spogliato di ogni possibile crudeltà e volgarità, l’autrice riesce a delineare i tratti dei personaggi senza nulla togliere al mistero che avvolge gli omicidi.
Personalmente ho trovato tutti e tre i libri veramente piacevoli, quasi un rifugio dove poter tornare ogni volta al termine di una brutta giornata. Certamente niente a che vedere con i grandi thriller che noi tutti conosciamo, ma non per questo i libri della Marinelli son da meno: traspare una grandissima conoscenza storica, l’amore per una città come Venezia, l’attenzione per dettagli di stampo criminale e scientifico, e assolutamente il fatto che nessun caso risulta scontato e immediato.
Una trilogia che posso e voglio consigliare a tutti coloro che desiderano leggere qualcosa di intrigante, di non banale ma curato, con la consapevolezza che si troveranno in un mondo ben descritto e confortante.

Vostra,

Ilaria.

Recensione de “IL SENSO DELLA COLPA” di Daniel Di Benedetto

 

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Titolo: Il senso della colpa

Autore: Daniel Di Benedetto

Genere: Noir

Editore: Dark Zone edizioni

Anno pubblicazione: 2018

Pagine: 194

Formato: cartaceo

Prezzo: 12.90 €

Link d’acquisto: http://www.dark-zone.it/prodotto/senso-della-colpa/

 

“Non la vedevo in giro da almeno sei mesi. E adesso me la ritrovo qui. Nuda come non l’avevo mai vista e bella come ho sempre saputo fosse. Distesa. Dormiente. Per sempre. Senza possibilità di risveglio.”

Buongiorno carissimi, e Buon Anno a tutti (in ritardo)! Finalmente siamo tornate, con una nuova recensione. Si tratta di un giallo psicologico: “Il senso della colpa” di Daniel Di Benedetto.

Periferia di Torino.

Un motel.

Il cadavere di una giovane donna, nuda e riversa sul letto.

Un morte avvenuta in circostanze misteriose.

Una chiamata anonima.

Giuseppe Occhipinti, maresciallo a capo delle indagini, ben presto farà un’amara scoperta: la vittima è una persona a cui è molto legato: Anna Savoca. Un’amica, una sorella, una Musa, molto di più. È così che parte l’intreccio che porterà a far luce su ciò che è accaduto la notte dell’omicidio, cercando di ripercorrere gli ultimi momenti di vita di Anna, alternati a capitoli in cui viene narrato il punto di vista dei vari personaggi coinvolti e a numerosi flashback di Giuseppe, che ripensa a tutti i momenti trascorsi insieme e non sa darsi pace per non essere riuscito a salvarla. Alla fine, si scoprirà una verità sconcertante che farà più male delle supposizioni iniziali; una verità che però permetterà di mettere in ordine i pezzi del puzzle e a fare pace con le proprie coscienze, nonostante il dolore perenne.

Si tratta di una storia travolgente, che prende. Un protagonista che, dotato di grande sensibilità, con le sue riflessioni ci fa entrare nella sua mente e nella sua interiorità, nel percorso introspettivo che lo porta ad analizzare il suo rapporto con la vittima. Siamo così partecipi del suo dolore, dei suoi dubbi e della sua voglia di fare chiarezza e giustizia. Ma soprattutto del suo senso di colpa per non essere riuscito a proteggere la donna che ama.

Tema dominante è proprio il senso di colpa, non solo di Giuseppe, ma anche degli altri personaggi coinvolti. Ognuno ha il proprio e ognuno lo percepisce in maniera differente, ma alla fine il risultato a cui conduce è lo stesso: la logorazione, della mente o dell’anima.

“Lo troverò, Anna. Troverò chi ti ha presa e abbandonata così, in  una stanza d’albergo di pessimo gusto. Non dovevi essere qui; avrei dovuto saperti proteggere e non ci sono riuscito. Gliele faccio ingoiare, quelle mutandine macchiate, a quel figlio di troia. Lo voglio vedere strisciare. Implorare un perdono che non deve avere per alcun motivo, e grondare sangue. Soltanto allora, forse, riuscirò a guardarmi di nuovo allo specchio. Sento che la colpa di tutto questo, in fondo, è anche un pò mia, della mia assenza. Del mio egoismo. E fino a quando non sarò sicuro di averti dato giustizia, non saprò come perdonarmelo.”

L’unica pecca che ho trovato (ma si tratta di puro gusto personale) è il fatto che la fase delle indagini sia poco approfondita, viene affrontata in maniera superflua e veloce, mentre io avrei preferito che fosse sviluppata ulteriormente, dato che le premesse per poterlo fare ci sono tutte.

Il linguaggio è semplice, pulito e scorrevole, senza errori di sorta.

Che dire: complimenti Daniel!

E voi, l’avete letto? Aspetto un confronto!!!

 

Vostra Chiara